3 settembre 2016

La rima

Che cosa è la rima?

In poesia la rima è la perfetta identità tra due parole a partire dall'ultimo accento tonico

                  L'azzurro infinito del giorno           A
                  è come una seta ben tesa;                B
                  ma sulla serena distesa                    B
                  la luna già pensa al ritorno.            A
                                                      (da L'assenza di G. Gozzano)

La rima è componente essenziale della tradizione poetica italiana ma è sempre meno usata, o camuffata in vari modi, nella poesia contemporanea.
Semplificando potremmo dire che la funzione della rima è
  • ritmica poiché aiuta a costruire il ritmo del testo attraverso il ripetersi di suoni identici  e consente di strutturare il discorso in unità ritmiche (versi e strofe)
  • semantica poiché consente di sottolineare il valore di alcune parole collocandole in una particolare posizione all'interno del verso.


Ma se non c'è una "perfetta identità"?

In questo caso si parla di rima imperfetta e si distinguono
  • assonanza (vocali uguali ma consonanti diverse, frasca / rimasta) e
  • consonanza (vocali diverse e consonanti uguali, abbaglia, meraviglia).
Si usano anche le espressioni assonanza vocalica e assonanza consonantica.


Quali sono i principali schemi rimici della poesia italiana?

Quando si esegue l'analisi metrica di un componimento, i versi che rimano tra loro sono indicati con una lettera. Dal momento che, come detto, la rima assolve nella tradizione poetica italiana ad una importante funzione di organizzazione strofica, si sono consolidati i seguenti schemi:
  • rima baciata (AABB)
    Nella Torre il silenzio era già alto.
    Sussurravano i pioppi del Rio Salto.
    I cavalli normanni alle lor poste
    frangean la biada con rumor di croste.
  • rima alternata (ABAB)
    Forse perché della fatal quïete
    Tu sei l'imago a me sì cara vieni
    O sera! E quando ti corteggian liete
    Le nubi estive e i zeffiri sereni,
  • rima incrociata (ABBA)
    Voi ch'ascoltate in rime sparse il suono
    di quei sospiri ond'io nudriva 'l core
    in sul mio primo giovenile errore
    quand'era in parte altr'uom da quel ch'i' sono,
  • rima incatenata (ABA BCB CDC) detta anche terza rima o terzina dantesca
    Amor, ch'al cor gentil ratto s'apprende,
    prese costui de la bella persona
    che mi fu tolta; e 'l modo ancor m'offende.
    Amor, ch'a nullo amato amar perdona,
    mi prese del costui piacer sì forte,
    che, come vedi, ancor non m'abbandona.
    Amor condusse noi ad una morte.
    Caina attende chi a vita ci spense.
    Queste parole da lor ci fuor porte.
  • rima replicata (CDE CDE) detta anche rima ripetuta
    sì ch’io mi credo omai che monti et piagge
    et fiumi et selve sappian di che tempre
    sia la mia vita, ch’è celata altrui.
    Ma pur sì aspre vie né sì selvagge
    cercar non so, ch’Amor non venga sempre
    ragionando con meco, et io collui.
  • rima invertita (CDE EDC)
    Mostrasi sì piacente a chi la mira,
    che dà per li occhi una dolcezza al core,
    che ’ntender no la può chi no la prova:
    e par che de la sua labbia si mova
    uno spirito soave pien d’amore,
    che va dicendo a l’anima: Sospira.


Che cosa significano le espressioni "rima piana", "rima sdrucciola" e "rima tronca"?

Si tratta di definizioni che dipendono dalla posizione dell'ultima vocale accentata. Da questo punto di vista le rime si distinguono in
  • rime piane (l'accento cade sulla penultima sillaba, cigliòni / limòni)
  • rime sdrucciole (l'accento cade sulla terzultima sillaba, càntico, romàntico )
  • rime tronche (l'accento cade sull'ultima sillaba, verità / divinità)



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