24 gennaio 2013

Le guerre di Carlo Magno

Un'altra fonte storica. Anche questo brano è parte del Vita et gesta Caroli Magni di Eginardo e anche questo documento, come il ritratto di Carlo, rientra tra le cosiddette fonti intenzionali: si adottino le cautele del caso.
Le guerre di Carlo

Di tutte le guerre che condusse, la prima fu quella d’Aquitania [nel sud-ovest della Francia], iniziata dal padre, ma non ancora terminata […] Sistemati i casi d’Aquitania e finita quella guerra, e ormai fuori dalle vicende umane anche il socio del regno [il fratello Carlomanno era morto], per richiesta e preghiera di Adriano, vescovo della città di Roma, iniziò la guerra contro i Longobardi. […]
Dopo la fine di questa guerra fu ripresa quella contro i Sassoni, che sembrava quasi interrotta. Nessuna guerra intrapresa fu mai più lunga e atroce e penosa per il popolo dei Franchi; perché i Sassoni, come quasi tutti i popoli che abitano la Germania, erano violenti per natura, dediti al culto dei demoni e ostili alla nostra religione, e non ritenevano disonesto violare o trasgredire le leggi divine e umane. Vi erano concreti motivi per cui succedeva che la pace fosse continuamente turbata, quali il fatto che il confine fra noi e loro correva quasi ovunque in piano [senza confini naturali a dividere i due popoli], eccetto che in alcuni punti, dove boschi piuttosto ampi o interposte catene di monti dividevano in modo più determinato i rispettivi territori; e su questo confine non cessavano mai di essere fatte a vicenda stragi, saccheggi e incendi.
Per tali eventi i Franchi furono a tal punto esasperati che giudicarono dignitoso non operare più solo rappresaglie, ma iniziare un conflitto aperto contro di loro. Fu quindi intrapresa la guerra, che si condusse con grande accanimento da entrambe le parti, tuttavia con danno maggiore dei Sassoni che dei Franchi, per trentatré anni senza interruzione. Poteva finire anche più rapidamente se la slealtà dei Sassoni l’avesse permesso […] Ma la grandezza d’animo del re e la sua costante perseveranza, tanto nelle avversità quanto nelle situazioni favorevoli, non poteva esser vinta né scoraggiata dalla loro instabilità e volubilità al punto di farlo desistere da quello che aveva intrapreso. Infatti mai tollerò che essi si comportassero così senza subirne le conseguenze, che anzi si vendicò della loro slealtà e inflisse loro la meritata punizione [si veda a questo riguardo il Capitolare dei sassoni].
Poi entrò in Spagna col più grande apparato militare possibile, e superata la catena dei Pirenei ricevette la resa di tutte le fortezze e i castelli che incontrò nell’avanzata, ritornandone con l’esercito integro e incolume; eccetto che, al ritorno, proprio sulla catena dei Pirenei, gli toccò sperimentare per breve tempo la perfidia dei Vasconi [si noti che, diversamente da quella che è la ricostruzione letteraria della rotta di Roncisvalle, i wascones non sono Saraceni. Sono una popolazione che abitava quelle zone da molti secoli e che probabilmente si era convertita al cristianesimo già nel IV secolo]. Infatti, mentre l’esercito procedeva allungato nello schieramento come consentiva la strettezza del passo, i Vasconi prepararono degli agguati sulla cima di un monte (poiché il luogo, per la densità dei boschi che lì sono foltissimi, è molto adatto agli agguati) e fecero incursione dall’alto, attaccando nella valle sottostante i carri con le provviste e quanti, marciando in appoggio alla retroguardia, erano di sostegno a chi li precedeva; quindi, ingaggiata battaglia con la retroguardia, li uccisero tutti fino all’ultimo, e saccheggiati i carri, approfittando della protezione della notte che già stava sopraggiungendo, si dispersero in varie direzioni con la massima rapidità.
In questa circostanza aiutò i Vasconi l’armamento leggero e la conformazione del luogo dove avvenne il fatto, mentre al contrario l’armamento pesante e l’impraticabilità del terreno rese i Franchi inferiori ai Vasconi. In questo scontro caddero uccisi Egheardo, sovrintendente alla mensa dei re, Anselmo, conte palatino, e Rolando, prefetto della marca di Bretagna, con molti altri. E questo fatto non poté esser vendicato subito perché il nemico, compiuto il misfatto, si era disperso in modo tale che non rimase neppure la possibilità di sapere dove mai potesse essere cercato. […].
Queste sono le guerre che il potentissimo re condusse per quarantasette anni (per tanti anni ha regnato) nelle più varie parti della terra con la più grande perizia e il massimo successo. Con esse ampliò il regno dei Franchi, che aveva ricevuto dopo il padre Pipino già grande e potente, e così onorevolmente che vi aggiunse quasi il doppio di territori.

3 commenti:

  1. [...] esercizio da fare (far fare) dopo aver letto Un ritratto di Carlo Magno e Le guerre di Carlo Magno, per verificare la comprensione letterale dei [...]

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  2. [...] Questo documento, parte di un capitolare (il termine con cui ci riferiamo alle leggi emanate dal re), ci fa comprendere quale fosse la politica di Carlo Magno nei confronti dei sassoni che avessero rifiutato di convertirsi e chiarisce quindi il senso di ciò che ci racconta il biografo Eginardo nel brano Le guerre di Carlo. [...]

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  3. […] Questo documento, parte di un capitolare (termine con cui ci riferiamo alle leggi emanate dai re franchi), ci fa comprendere quale fosse la politica di Carlo Magno nei confronti dei sassoni che rifiutassero di convertirsi e chiarisce quindi il senso di ciò che ci racconta il biografo Eginardo nel brano Le guerre di Carlo. […]

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