21 settembre 2011

Tanto gentile e tanto onesta pare... Analisi e parafrasi

Lo "stilo de la loda" in una manifestazione esemplare.



Vita nuova, cap. XXVI

Questa gentilissima donna, di cui ragionato è ne le precedenti parole, venne in tanta grazia de le genti, che quando passava per via, le persone correano per vedere lei; onde mirabile letizia me ne giungea. E quando ella fosse presso d’alcuno, tanta onestade giungea nel cuore di quello, che non ardia di levare li occhi, né di rispondere a lo suo saluto; e di questo molti, sì come esperti, mi potrebbero testimoniare a chi non lo credesse.

Ella coronata e vestita d’umilitade s’andava, nulla gloria mostrando di ciò ch’ella vedea e udia. Diceano molti, poi che passata era: "Questa non è femmina, anzi è uno de li bellissimi angeli del cielo". E altri diceano: "Questa è una maraviglia; che benedetto sia lo Segnore, che sì mirabilemente sae adoperare!".

Io dico ch’ella si mostrava sì gentile e sì piena di tutti li piaceri, che quelli che la miravano comprendeano in loro una dolcezza onesta e soave, tanto che ridicere non lo sapeano; né alcuno era lo quale potesse mirare lei, che nel principio nol convenisse sospirare.

Queste e più mirabili cose da lei procedeano virtuosamente: onde io pensando a ciò, volendo ripigliare lo stilo de la sua loda, propuosi di dicere parole, ne le quali io dessi ad intendere de le sue mirabili ed eccellenti operazioni; acciò che non pur coloro che la poteano sensibilemente vedere, ma li altri sappiano di lei quello che le parole ne possono fare intendere. Allora dissi questo sonetto, lo quale comincia: Tanto gentile.

Tanto gentile e tanto onesta pare
la donna mia quand’ella altrui saluta,
ch’ogne lingua deven tremando muta,
e li occhi no l’ardiscon di guardare.

Ella si va, sentendosi laudare,
benignamente d’umiltà vestuta;
e par che sia una cosa venuta
da cielo in terra a miracol mostrare.

Mostrasi sì piacente a chi la mira,
che dà per li occhi una dolcezza al core,
che ’ntender no la può chi no la prova:

e par che de la sua labbia si mova
un spirito soave pien d’amore,
che va dicendo a l’anima: Sospira.

Altro giro, altro regalo... ecco Tanto gentile detta da Carmelo Bene

Come diceva Gianfranco Contini il sonetto di Dante Alighieri Tanto Gentile sembra semplice, ma contiene diverse insidie lessicali. Ecco alcune indicazioni per l'interpretazione:

  • Pare significa qui "appare con evidenza" (il verbo è usato più volte nel sonetto).

  • Gentile indica la "nobiltà interiore", mentre onesta fa riferimento al "decoro" nell'atteggiamento.

  • Donna ha qui esclusivamente il suo significato originario di "signora". La donna viene ritratta dal poeta come la "padrona" del cuore dell'innamorato.

  • Umiltà sta all'opposto del concetto di arroganza e di fierezza, quindi benignamente d'umiltà vestuta significa "vestita di benevolenza, esternamente atteggiata alla sua interna benevolenza".

  • Cosa significa "essere" e non possiede alcuna connotazione negativa.

  • Piacente significa "provvista di bellezza".

Ecco la parafrasi:

Tale è l’evidenza della nobiltà e del decoro di colei ch’è la mia signora, nel suo salutare, che ogni lingua trema tanto da ammutolirne, e gli occhi non osano guardarla.

Essa procede, mentre sente le parole di lode, esternamente atteggiata alla sua interna benevolenza, e si fa evidente la sua natura di essere venuto di cielo in terra per rappresentare in concreto la potenza divina.

Questa rappresentazione è, per chi la contempla, così carica di bellezza che per il canale degli occhi entra in cuore una dolcezza conoscibile solo per diretta esperienza.

E dalla sua fisionomia (labbia = faccia, volto) muove, oggettivata e fatta visibile, una soave ispirazione amorosa che non fa se non suggerire all’anima di sospirare

1 commento:

  1. [...] il contesto in cui Dante si trovò ad operare, il canto I dell’Inferno (testo e video) e il sonetto Tanto gentile… (testo e [...]

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