6 marzo 2017

Schema coniugazione regolare

Verbo - verbi - coniugazione - modi e tempi verbali.

Lo schemino riassuntivo di cui si discuteva con la classe II D si trova qui:

Senta Scusi Prof  - Coniugazione regolare (click click)

2 marzo 2017

Big hero 6



Scheda-promemoria con i nomi dei personaggi.

  • Hiro Hamada: è il protagonista del film e leader dei Big Hero 6.
  • Tadashi Hamada: fratello maggiore di Hiro, inventore di Baymax.
  • Baymax: robot infermiere universale.
  • GoGo Tomago: atletica e affascinante ragazza, esperta in biciclette, pattini, ruote e dischi.
  • Wasabi: robusto e meticoloso, si occupa della sperimentazione coi laser.
  • Honey Lemon: geniale esperta di chimica.
  • Fred: un aitante e molto vivace nerd, amante dei supereroi e dell'azione, non si occupa degli esperimenti ma è solo la mascotte della scuola.
  • Professor Robert Callaghan: l'antagonista del film, direttore del laboratorio dell'università dove i ragazzi studiano e sviluppano le tecnologie innovative. Mentore di Tadashi e successivamente di Hiro, predilige la ricerca tecnologica accademica a scapito del suo utilizzo commerciale.
  • Cass Hamada: zia e tutrice di Hiro e Tadashi.
  • Alistair Krei: ricco imprenditore di successo che sfrutta la tecnologia a fini di lucro, e che ha condotto esperimenti sul teletrasporto nei quali Abigail è rimasta sperduta per molto tempo, perciò è osteggiato dal professor Callaghan.
  • Abigail: figlia di Robert Callaghan, viene usata come cavia di un esperimento di teletrasporto.
Sul blog è disponibile un post utile per svolgere il lavoro richiesto:

28 febbraio 2017

Canzone (metrica)

La canzone è un componimento poetico formato da un numero variabile di strofe (in genere cinque) che sono chiamate stanze
Generalmente i versi che la compongono sono endecasillabi misti a settenari.
Ogni strofa è formata da due parti una prima parte è detta fronte, una seconda parte è chiamata coda o sirma (o sìrima).
Fronte e sirma sono di solito uniti da un verso chiamato diesi o chiave o concatenatio.
Normalmente la fronte è divisa in piedi e la coda è divisa in due parti chiamate volte. Sia piedi sia volte si ripetono con la stessa struttura metrica.
Alla fine della canzone è possibile trovare una strofa più breve chiamata congedo o commiato che ha lo scopo di chiarire il significato della canzone.

Di seguito un esempio di stanza petrarchesca (Francesco Petrarca - Canzoniere, CXXIX).

Di pensier in pensier, di monte in monte
mi guida Amor, ch’ogni segnato calle
provo contrario a la tranquilla vita.
Se ’n solitaria piaggia, rivo, o fonte,
se ’nfra duo poggi siede ombrosa valle,
ivi s’acqueta l’alma sbigottita;
e come Amor l’envita,
or ride, or piange, or teme, or s’assecura;
e ’l volto che lei segue ov’ella il mena
si turba et rasserena,
et in un esser picciol tempo dura;
onde a la vista huom di tal vita experto
diria: Questo arde, et di suo stato è incerto.

Esempio, dalla stessa canzone, di congedo.

Canzone, oltra quell’alpe
là dove il ciel è piú sereno et lieto
mi rivedrai sovr’un ruscel corrente,
ove l’aura si sente
d’un fresco et odorifero laureto.
Ivi è ’l mio cor, et quella che ’l m’invola;
qui veder pôi l’imagine mia sola.



15 febbraio 2017

L'arazzo di Bayeux

L'arazzo di Bayeux è un telo ricamato lungo circa 68 metri e alto 50 cm realizzato in Inghilterra nella seconda metà dell'XI secolo per celebrare la conquista normanna dell'Inghilterra e la battaglia di Hastings.

Questa è una versione animata che contiene alcune immagini che potrebbero impressionare i ragazzi (ai quali è sconsigliata la visione per le scene troppo crude).


La versione originale, per intero, con il testo in latino (si tratta di un jpg da 10,3 mb).

Una foto ad alta risoluzione per apprezzarne la fattura.

Una mappa concettuale sui Normanni.

14 febbraio 2017

Racconta la storia della vignetta

Ieri mattina abbiamo fatto questo gioco in classe per esercitarci con il la realizzazione di testi narrativi.
 Questo è il testo di Alex.
La fantastica idea di Giorgia e Matilde e il cattivello Bunny 
Giorgia e Matilde decisero di fare un pupazzo di neve che chiamarono Fiocco di neve. 
Ci misero due settimane, ma alla fine ci riuscirono e Fiocco di neve era finalmente finito! Giorgia e Matilde andarono a casa e Giorgia, tornata a casa, fu informata da sua mamma che era scappato il suo coniglio Bunny. Seguì le sue impronte. Bunny stava mangiando il naso di Fiocco di neve! Giorgia lo trovò e lo portò a casa e poi tornò da Fiocco di neve e gli mise una pigna come naso. Tornò a casa il giorno dopo da Matilde e le raccontò tutto.
Giocarono con Fiocco di neve per tutto l'inverno e quando fiocco di neve si stava sciogliendo presero la sua neve e ci fecero 50 piccoli Fiocchi di neve e li misero in 50 barattoli. Li diedero ai propri compagni e il resto se li tenettero loro. Così Fiocco di neve non si sarebbe mai sciolto.


Questo è il testo di Sara.

Il leprotto di città e il leprotto di montagna 
Il leprotto di città un bel giorno chiamò il leprotto di montagna.
Il leprotto di città e il leprotto di montagna iniziarono a parlare, così il leprotto di città disse: "Io sono molto stanco di lavorare... non ne posso più e vorrei tanto riposarmi come fai tu!".  Il leprotto di montagna disse: "Perché non vieni a trovarmi? Così potremmo giocare e rilassarci un po'".
Il leprotto di città disse: "Ok, sarò lì stasera, molto probabilmente".
Il giorno dopo arrivò nella piccola casa del leprotto di montagna che lo accolse con gioia.
Il leprotto di montagna disse: "Vuoi venire a sciare con me? È molto divertente!".
Il leprotto di città disse: "Ok, ma non sono bravo come te. Quindi verrò e spero di riuscire a starti dietro".
Così andarono nella pista di ghiaccio e si divertirono un mondo! A fine giornata i due leprotti andarono a casa del leprotto di montagna. Mangiarono una pizza ai funghi e, dopo aver cenato, si sedettero vicino al focolare per scaldarsi un po'.
La mattina seguente il leprotto di città dovette tornare a casa e quindi si salutarono.



27 gennaio 2017

27 gennaio 2017

Che cos'è il Giorno della memoria?
Legge n. 211 del 20.07.2000 - art. 1
"La Repubblica italiana riconosce il giorno 27 gennaio, data dell'abbattimento dei cancelli di Auschwitz, "Giorno della Memoria", al fine di ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subito la deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati."

Mappa dei campi di concentramento nazisti

In Italia i principali furono quelli di Bolzano, di Fossoli (Modena) e della Risiera di San Sabba (Trieste). Nel Campo di Fossoli venne detenuto, in attesa di essere portato ad Auschwitz, anche Primo Levi.

Ebrei ungheresi all'arrivo al campo di Auschwitz in Polonia

Selezione di un gruppo di ebrei ungheresi

Boicottaggio antisemita:
i cartelli invitano la popolazione a non acquistare nei negozi ebrei








24 gennaio 2017

Il conte Ugolino (Dante - Inferno XXXIII)

Il canto XXXIII si svolge nel nono cerchio, in parte nell'Antenora (dove sono puniti i traditori della patria, Antenore era un troiano che secondo alcune leggende medievali avrebbe aiutato Ulisse e Diomede nel furto del Palladio) e in parte nella Tolomea (dove sono puniti i traditori degli ospiti, Tolomeo di Gerico è il personaggio biblico che uccise Simone Maccabeo dopo averlo invitato ad un banchetto). Ricordo che la prima parte del nono cerchio è la Caina (dove sono puniti i traditori dei parenti) mentre la quarta parte è la Giudecca (dove sono puniti i traditori dei benefattori).
I peccatori, come in vita ebbero un cuore tanto freddo e duro da riuscire a premeditare e compiere un tradimento, ora sono immersi nel ghiaccio del Cocito.
Nel video che segue la parte del canto dedicata ad Ugolino (Inferno, XXXIII, vv. 1-84) letta da Carmelo Bene.


La bocca sollevò dal fiero pasto
quel peccator, forbendola a' capelli
del capo ch'elli avea di retro guasto.

Poi cominciò: "Tu vuo' ch'io rinovelli
disperato dolor che 'l cor mi preme
già pur pensando, pria ch'io ne favelli.

Ma se le mie parole esser dien seme
che frutti infamia al traditor ch'i' rodo,
parlar e lagrimar vedrai insieme.

Io non so chi tu se' né per che modo
venuto se' qua giù; ma fiorentino
mi sembri veramente quand'io t'odo.

Tu dei saper ch'i' fui conte Ugolino,
e questi è l'arcivescovo Ruggieri:
or ti dirò perché i son tal vicino.

Che per l'effetto de' suo' mai pensieri,
fidandomi di lui, io fossi preso
e poscia morto, dir non è mestieri;

però quel che non puoi avere inteso,
cioè come la morte mia fu cruda,
udirai, e saprai s'e' m'ha offeso.

Breve pertugio dentro da la Muda,
la qual per me ha 'l titol de la fame,
e che conviene ancor ch'altrui si chiuda,

m'avea mostrato per lo suo forame
più lune già, quand'io feci 'l mal sonno
che del futuro mi squarciò 'l velame.

Questi pareva a me maestro e donno,
cacciando il lupo e ' lupicini al monte
per che i Pisan veder Lucca non ponno.

Con cagne magre, studïose e conte
Gualandi con Sismondi e con Lanfranchi
s'avea messi dinanzi da la fronte.

In picciol corso mi parieno stanchi
lo padre e ' figli, e con l'agute scane
mi parea lor veder fender li fianchi.

Quando fui desto innanzi la dimane,
pianger senti' fra 'l sonno i miei figliuoli
ch'eran con meco, e dimandar del pane.

Ben se' crudel, se tu già non ti duoli
pensando ciò che 'l mio cor s'annunziava;
e se non piangi, di che pianger suoli?

Già eran desti, e l'ora s'appressava
che 'l cibo ne solëa essere addotto,
e per suo sogno ciascun dubitava;

e io senti' chiavar l'uscio di sotto
a l'orribile torre; ond'io guardai
nel viso a' mie' figliuoi sanza far motto.

Io non piangëa, sì dentro impetrai:
piangevan elli; e Anselmuccio mio
disse: "Tu guardi sì, padre! che hai?".

Perciò non lacrimai né rispuos'io
tutto quel giorno né la notte appresso,
infin che l'altro sol nel mondo uscìo.

Come un poco di raggio si fu messo
nel doloroso carcere, e io scorsi
per quattro visi il mio aspetto stesso,

ambo le man per lo dolor mi morsi;
ed ei, pensando ch'io 'l fessi per voglia
di manicar, di sùbito levorsi

e disser: "Padre, assai ci fia men doglia
se tu mangi di noi: tu ne vestisti
queste misere carni, e tu le spoglia".

Queta'mi allor per non farli più tristi;
lo dì e l'altro stemmo tutti muti;
ahi dura terra, perché non t'apristi?

Poscia che fummo al quarto dì venuti,
Gaddo mi si gittò disteso a' piedi,
dicendo: "Padre mio, ché non m'aiuti?".

Quivi morì; e come tu mi vedi,
vid'io cascar li tre ad uno ad uno
tra 'l quinto dì e 'l sesto; ond'io mi diedi,

già cieco, a brancolar sovra ciascuno,
e due dì li chiamai, poi che fur morti.
Poscia, più che 'l dolor, poté 'l digiuno".

Quand'ebbe detto ciò, con li occhi torti
riprese 'l teschio misero co' denti,
che furo a l'osso, come d'un can, forti.

Ahi Pisa, vituperio de le genti
del bel paese là dove 'l sì suona,
poi che i vicini a te punir son lenti,

muovasi la Capraia e la Gorgona,
e faccian siepe ad Arno in su la foce,
sì ch'elli annieghi in te ogne persona!