16 agosto 2017

Didattica & ICT - la mia lista su list.ly


Complementi - tabella di sintesi

I complementi sono parole o gruppi di parole che arricchiscono il significato dell'elemento da cui dipendono o definiscono il significato dell'elemento da cui dipendono.
I complementi si dividono in complementi diretti e complementi indiretti e avverbiali.

  • I complementi diretti sono quelli che si uniscono direttamente all'elemento da cui dipendono senza che sia necessaria una preposizione. 
  • I complementi indiretti si uniscono all'elemento da cui dipendono indirettamente ossia attraverso una preposizione semplice o articolata. 
  • I complementi avverbiali sono costituiti da avverbi o locuzioni avverbiali che forniscono informazioni sul quando, il dove e il come avviene ciò che viene detto.


I complementi diretti

COMPLEMENTO
DESCRIZIONE
ESEMPIO
Oggetto
indica l'oggetto dell'azione, cioè la persona l'animale o la cosa su cui ricade l'azione compiuta dal soggetto
Luigi mangia una mela, Maria legge un libro
Predicativo Del Soggetto
è un nome o un aggettivo che si riferisce al soggetto andando a completare il significato del predicato, è retto da verbi copulativi come sembrare di venire parere oppure verbi appellativi elettivi estimativi
Luigi sembra tristissimo, Maria è ritenuta una ragazza simpatica
Predicativo Dell'oggetto
è un nome o un aggettivo che si riferisce al complemento oggetto e completa il significato del predicato, è analogo al predicativo del soggetto ed è retto da verbi copulativi appellativi elettivi estimativi
Gli amici ritengono Maria simpatica, i nemici definirono la loro vittoria un vero trionfo

Complementi indiretti e avverbiali

COMPLEMENTO
DESCRIZIONE
ESEMPIO
Termine
indica l'elemento cui è rivolta l'azione. A chi? A che cosa?
Luigi ha regalato un libro a Maria, Luigi ha dato un calcio al pallone
Specificazione
aggiunge una precisazione relativa all'elemento cui si riferisce. Di chi? Di che cosa?
Luigi è un amico di Maria, quello è il libro di Luigi, mi piacciono le poesie di Montale
Causa
indica il motivo per cui si verifica una determinata circostanza o avviene una determinata azione. Per quale causa?
la strada è chiusa per una frana, Luigi trema per la paura, Maria non esce per il freddo
Fine
indica lo scopo per cui si verifica un'azione. Per quale fine?
Luigi studia per l'esame, Maria si è vestita per la festa
Mezzo
indica il mezzo per cui si compie l'azione indicata dal predicato. Con quale mezzo?
Luigi è andato a Milano in treno, Maria scrive con la penna, vado a scuola in bicicletta
Modo
indica il modo in cui si realizza l'azione. In che modo?
Luigi mangia con gusto, Maria attende il concerto con ansia, sono seduto comodamente
Agente (causa Efficiente)
indica la persona o la cosa da cui è compiuta l'azione espressa da un verbo passivo. Da chi? Da che cosa?
Luigi è stato fermato da un poliziotto, l'auto di Maria è stata danneggiata dalla grandine, il topo è inseguito dal gatto
Stato In Luogo
indica il luogo in cui si trova qualcuno o qualcosa. Dove?
le auto sono ferme nel parcheggio, Luigi ha dormito in salotto, Maria si trova a Milano
Moto A Luogo
indica il luogo verso cui qualcuno o qualcosa si sta muovendo. Verso quale luogo?
Giovanni va a Milano, Luigi corre verso il traguardo
Moto Per Luogo
indica il luogo attraverso il quale qualcuno o qualcosa si sta muovendo. Attraverso quale luogo?
Luigi passa per il cortile, raggiungeremo l'accampamento camminando attraverso il bosco
Moto Da Luogo
indica e luogo dal quale qualcuno qualcosa si sta muovendo. Da quale luogo?
Luigi è tornato da Roma, sono uscito da scuola
Tempo Determinato
indica il momento in cui si verifica un azione. Quando?
Luigi nel pomeriggio andrà dal medico, ieri Maria è andata al cinema, sabato vado a pescare
Tempo Continuato
indica la durata nel tempo di una azione. Per quanto tempo?
Luigi è stato a Parigi per un mese, Maria ha dormito per due ore
Compagnia e Unione
Indica la persona (compagnia) o la cosa (unione) con cui si compie l'azione. Con chi? Con che cosa?
Luigi è andato al mare con Luca, Maria è andata al cinema con gli amici, sono tornato con una busta di libri
Qualità
Indica una qualità o una caratteristica di qualcuno o qualcosa (dipende perlopiù da un nome). Con quale qualità?
Luigi è un ragazzo dal carattere impossibile, Maria è la ragazza con i capelli neri
Concessivo
indica una persona, un oggetto o un fatto nonostante i quali accade qualcosa.
Di solito è introdotto dalle preposizioni malgrado, nonostante. Malgrado chi?
La manifestazione avrà luogo nonostante la pioggia, Malgrado la stanchezza continuai a studiare
Abbondanza e Privazione
indica un elemento di cui si dispone in abbondanza o di cui si è privi. È retto da verbi, aggettivi o nomi che indicano abbondanzao privazione. Pieno di che cosa?
È un ragazzo privo di interessi, Il tema è ricco di idee originali
Denominazione
Determina con un nome proprio il nome generico che lo precede. Con quale nome?
La città di Bologna, Il mese di luglio, La regione Lazio
Limitazione
Indica l'ambito in cui ha valore quanto viene affermato. In quale ambito?
Luigi è bravo in matematica, ma è una frana in francese
Partitivo
Indica l'insieme all'interno del quale si trova l'elemento di cui si parla, è introdotto dalle preposizioni di, tra o fra. Di quale insieme?
qualcuno di voi ha chiamato? Due dei pazienti ricoverati sono morti, uno di noi sarà interrogato, alcuni dei nostri amici sono partiti
Argomento
Indica l'argomento di cui si parla o di cui si discute. Su quale argomento?
ho letto un saggio sul Rinascimento, loro discutono sempre di calcio, sto guardando un documentario sugli UFO
Materia
Indica la materia o la sostanza di cui è fatto un determinato oggetto. Di che cosa è fatto?
questa è una collana d'oro, useremo le posate d'argento
Vocativo
Indica l'elemento cui ci si rivolge.
Paolo, mi presti il tuo libro?
Origine o provenienza
Indica il luogo, la famiglia o la condizione sociale da cui proviene qualcosa o qualcuno. Da dove viene?
il Po nasce dal Monviso, Luigi discende da una nobile famiglia, la nostra lingua deriva dal latino
Allontanamento o separazione
Indica la persona, la cosa o il luogo da cui qualcuno si allontana o è allontanato. Separato, diverso da chi?

il mio libro è diverso dal tuo, mi sono separato dal gruppo, sei libero da impegni, Luigi è stato allontanato dall'aula
Paragone
Indica il secondo termine del confronto tra due elementi o tra due qualità appartenenti a uno stesso elemento.
queste pesche sono più mature di quelle, Luca è più basso di Matteo, la mia bici è rossa come la tua
Età
Indica l'età di qualcuno o precisa a quale età qualcuno ha compiuto una certa azione. Di/A quanti anni?
un uomo sui trent'anni ha un cucciolo di 3 mesi e si è sposato a 25 anni
Colpa
Indica il delitto o il reato di cui una persona è accusata o per cui è condannata. Di quale colpa?
sono il responsabile del ritardo e sono accusato di furto
Pena
Indica la pena che si infligge a qualcuno. A quale pena?
Sono stato punito con una multa, Luigi è stato condannato a morte
Distanza
Indica quanto qualcosa o qualcuno dista rispetto al punto di riferimento.
Luigi abita a 30 km, Lucca dista 50 km
Esclusione
Indica ciò che resta escluso dall'azione e risponde alla domanda senza chi? Senza che cosa?
prendo il caffè senza zucchero, Non leggo senza gli occhiali
Rapporto
Indica l'elemento con cui viene stabilito un rapporto (di opposizione o accordo).
Luigi ha litigato con Maria, Con quel tipo non voglio avere a che fare, Dobbiamo trovare un accordo con loro
Vantaggio o svantaggio
Indica l'elemento a vantaggio o svantaggio del quale viene compiuta l'azione.
Lo faccio per te, Luigi è a favore della tua proposta, hanno fatto una raccolta a favore di anziani e disabili
Stima e Prezzo
Indica quanto viene valutato un oggetto o una persona.
Questo telefono vale 300 euro, È una persona che non vale niente, Questo quadro è stato acquistato per 3000 euro
Peso o Misura
indica il peso o le misure spaziali di qualcuno o qualcosa
L'armadio pesa 20 chili, Ha un appartamento di cento metri quadrati
Estensione
indica quanto qualcosa si estende nello spazio (in altezza, profondità, lunghezza e larghezza).
Il fiume è profondo sui due metri,
Eccettuativo
Indica l'elemento che rappresenta un'eccezione rispetto a quanto si dice.
Mi piacciono tutte le materie tranne Fisica, Hanno partecipato tutti eccetto Luigi


Questa lista non è esaustiva ed è utile solo come promemoria.

15 luglio 2017

L'amicizia e la morte
secondo Jean-Baptiste Clamence

Clamence, racconta di un tale a cui avevano messo un amico in prigione e che, per non godere di una comodità che era stata tolta al suo amico, dormiva in terra. Si domanda se qualcuno lo farebbe per lui. Si domanda se ne sarebbe capace. E ne esce la seguente intuizione.
...l'amitié est distraite, ou du moins impuissante. Ce qu'elle veut, elle ne le peut pas. Peut-être, après tout, ne le veut-elle pas assez? Peut-être n'aimons nous pas assez la vie? Avez-vous remarqué que la mort seule réveille nos sentiments? Comme nous aimons les amis qui viennent de nous quitter, n'est-ce pas? Comme nous admirons ceux de nos maîtres qui ne parlent plus, la bouche pleine de terre! L'hommage vient alors tout naturellement, cet hommage que, peut-être, ils avaient attendu de nous toute leur vie. Mais savez-vous pourquoi nous sommes toujours plus justes et plus généreux avec les morts? La raison est simple ! Avec eux, il n'y a pas d'obligation. Ils nous laissent libres, nous pouvons prendre notre temps, caser l'hommage entre le cocktail et une gentille maîtresse, à temps perdu, en somme. S'ils nous obligeaient à quelque chose, ce serait à la mémoire, et nous avons la mémoire courte. Non, c'est le mort frais que nous aimons chez nos amis, le mort douloureux, notre émotion, nous-même enfin!
Albert Camus, da La chute  

14 luglio 2017

Metafora - retorica

Lo Zingarelli 2017 dà la seguente definizione:
figura retorica che consiste nel sostituire una parola o un'espressione con un'altra in base a un rapporto di palese o intuitiva analogia tra i rispettivi significati letterali
Il termine deriva dal greco μεταφορά (trasferimento).
La metafora è quindi una figura retorica che consiste nel trasferire ad un vocabolo il significato di un altro vocabolo, laddove esista un rapporto di somiglianza. Proprio per questo motivo la metafora è spesso descritta come una similitudine "abbreviata" o, meglio, come una sorta di similitudine implicita in cui sono omessi i termini di paragone.
In ogni caso la metafora permette di realizzare analogie con una particolare forza espressiva.
Un esempio dal canto I del Purgatorio:
Lo bel pianeto che d’amar conforta
faceva tutto rider l’orïente,
velando i Pesci ch’erano in sua scorta.
Qui rider vale, grosso modo, splendere, verbo che Dante conosce ed usa anche nella Commedia. È evidente che il rider offre qualcosa in più.
Ivor Armstrong Richards nel suo The Philosophy of Rhetoric (1936) usò il termine tenor per indicare l'idea-concetto espressa dalla metafora (primum comparandum), il termine vehicle per indicare la parte del discorso che la concretizza (secundum comparatum) e il termine ground  (tertium comparationis) per indicare l'elemento che tenore e veicolo hanno in comune. Questa unione di tenore e veicolo non rappresenterebbe una semplice sostituzione ma l'originale sintesi di entrambi i termini coinvolti che si sovrappongono andando a creare un'immagine dotata di sfumature inedite.
Alcuni distinguono tra metafora d'uso (ho una fame da lupi) e metafora d'invenzione (fu investito da una grandine di legnate che lo rese un agnellino).

Esempi:

  • Erano i capei d’oro a l’aura sparsi
  • e il naufragar m'è dolce in questo mare
  • Anche un uomo tornava al suo nido
  • e prego anch’io nel tuo porto quiete


→ Cloze metafora teoria

Ossimoro - retorica

L'ossimòro (o ossìmoro) è una figura retorica che consiste nell'accostare termini antitetici (parole di senso opposto).
Il termine deriva dal greco ὀξύμωρον.
Vi si ricorre per creare un contrasto che possa risultare efficace sul piano stilistico e/o per tentare di esprimere concetti per i quali la lingua non ha vocaboli adeguati.

Un esempio da Notizie dall'Amiata di Montale
il vento che tarda, la morte, la morte che vive!
Un esempio da Il lampo di Pascoli
bianca bianca nel tacito tumulto
Un esempio da Lucida follia di Dj Gruff
viaggio nella mia, lucida follia!
Un ultimo esempio da La primavera hitleriana di Montale
la sagra dei miti carnefici che ancora ignorano il sangue

11 luglio 2017

Michela Murgia - Accabadora

Maria si è appena trasferita a casa di Bonaria Urrai e... fatica ad ambientarsi
Tzia Bonaria le diede un letto solo suo e una camera
piena di santi, tutti cattivi. Lì Maria capì che il paradiso
non era un posto per bambini. Due notti stette zitta vegliando
con gli occhi tesi nel buio per cogliere lacrime di
sangue o scintille dalle aureole. La terza notte si fece vincere
dalla paura del sacro cuore col dito puntato, reso visibilmente
minaccioso dal peso di tre rosari sul petto zampillante.
Non resistette più, e gridò.
Tzia Bonaria aprì la porta dopo nemmeno un minuto,
trovando Maria in piedi accanto al muro che stringeva il
cuscino di lana irsuta eletto a cucciolo difensore. Poi
guardò la statua sanguinante, più vicina al letto di quanto
fosse sembrata mai. Prese sottobraccio la statua e la portò
via senza una parola; il giorno dopo sparirono dalla credenza
anche l’acquasantiera con santa Rita disegnata dentro
e l’agnello mistico di gesso, riccio come un cane randagio,
feroce come un leone. Maria ricominciò a dire l’Ave
solo dopo un po’, ma a bassa voce, perché la Madonna non
sentisse e la prendesse sul serio nell’ora della nostra morte
amen.

Anafora

L'anàfora (dal greco ἀναφορά che significa ripetizione) è una figura retorica che consiste nel ripetere la stessa parola o la stessa espressione all'inizio di frasi o di versi consecutivi

Un esempio assai noto è rappresentato da Inferno III, 1-3
Per me si va ne la città dolente,
per me si va nell’etterno dolore,
per me si va tra la perduta gente
Un altro esempio famoso è in Inferno V, 100-107
Amor, ch'al cor gentil ratto s'apprende,
prese costui de la bella persona
che mi fu tolta; e 'l modo ancor m'offende.
Amor, ch'a nullo amato amar perdona,
mi prese del costui piacer sì forte,
che, come vedi, ancor non m'abbandona.
Amor condusse noi ad una morte:
Caina attende chi vita ci spense. 
Un ultimo esempio è nel celebre sonetto di Cecco Angiolieri:
S'i' fosse foco, arderei 'l mondo;
s'i' fosse vento, lo tempesterei;
s'i' fosse acqua, i' l'annegherei;
s'i' fosse Dio, mandereil'en profondo;
Si tratta di una figura basata sul meccanismo della ripetizione e ha lo scopo di evidenziare un particolare concetto o una particolare espressione. Compare spesso anche nel linguaggio comune, nelle preghiere, nelle filastrocche o nei ritornelli delle canzoni pop.

Un esempio da Quello che non ho di Fabrizio De André:
Quello che non ho è una camicia biancaquello che non ho è un segreto in bancaquello che non ho sono le tue pistoleper conquistarmi il cielo, per guadagnarmi il sole


→ Esercizio interattivo su anafora (cloze)


Computo sillabico
come contare le sillabe di un verso

Computo significa conto.

Il computo sillabico è quindi il conto delle sillabe di un verso.

Questo computo avviene per lo più utilizzando le normali regole della divisione in sillabe che tutti abbiamo imparato fin dalle e-le-men-ta-ri.
È però necessario tenere conto di alcuni particolari fenomeni metrici.

Innanzitutto la sinalefe.

La sinalefe si ha quando la vocale finale di una parola e la vocale iniziale della parola seguente si fondono in un'unica sillaba. Quindi la sillaba finale di una parola che termina con una vocale e la sillaba iniziale della parola seguente, ammesso che inizi con vocale, si contano come se fossero una sola sillaba.

Tan-to - o-ne-sta
diventa
Tan-t(o)o-ne-sta

L'altro fenomeno, analogo, è quello della sineresi: vocali contigue all'interno di una parola vengono considerate come facenti parte di un'unica sillaba.

All'opposto di questi due fenomeni ci sono la dialefe e la dieresi. La dialefe è la pronuncia in due sillabe distinte di vocali contigue appartenenti a due parole successive. La dieresi è la pronuncia in due sillabe distinte di vocali contigue appartenenti alla stessa parola.

Possiamo fare un esempio considerando il primo verso di Tanto gentile, il sonetto di Dante Alighieri.
Se le sillabe del primo verso venissero contate senza tener conto della sinalefe avremmo un totale di 13 sillabe:

Tan-to - gen-ti-le - e - tan-to - o-ne-sta - pa-re

Sarebbe anomalo in un sonetto. In realtà si tratta di un verso endecasillabo, un verso di undici sillabe, come possiamo notare tenendo conto della sinalefe.

Tan-to - gen-ti-l(e)e - tan-t(o)o-ne-sta - pà-re

Noteremo anche che l'ultimo accento tonico cade sulla decima sillaba e che siamo di fronte ad un verso piano.

10 luglio 2017

I versi e gli accenti

In base alla posizione dell'ultimo accento ritmico possiamo distinguere i versi in tre tipi:
  • versi piani 
  • versi tronchi
  • versi sdruccioli
Si dice piano il verso che termina con una parola piana, cioè accentata sulla penultima sillaba
Nel mezzo del cammin di nostra vìta (Dante Alighieri, Inferno I, 1)

Si dice tronco il verso che termina con una parola tronca, cioè accentata sull'ultima sillaba
Accanto a lui posò (Alessandro Manzoni, Il cinque maggio, 108)

Si dice invece sdrucciolo il verso che termina con una parola sdrucciola, ovvero accentata sulla terzultima sillaba
Ei fu. Siccome immòbile (Alessandro Manzoni, Il cinque maggio, 1)

La posizione dell'ultimo accento tonico è l'elemento più importante per la definizione del tipo di verso (l'endecasillabo, ad esempio, è il verso in cui l'ultimo accento tonico cade sulla decima sillaba; il settenario quello in cui l'ultimo accento tonico cade sulla sesta sillaba).

I versi tipici della metrica italiana sono:
  • Settenario - ultimo accento tonico sulla sesta sillaba (composto di sette sillabe nella forma piana, di sei sillabe nella forma tronca e di otto sillabe nella forma sdrucciola)
    es.: L’un-con-tro-l’al-tr(o)ar-mà-to
  • Ottonario - ultimo accento tonico sulla settima sillaba (composto di otte sillabe nella forma piana)
    es.: Quan-t’è-bel-la-gio-vi-nèz-za
  • Novenario - ultimo accento tonico sulla ottava sillaba (composto di nove sillabe nella forma piana)
    es.: Do-v'e-ra-la-lu-na?-ch(é)il-ciè-lo
  • Decasillabo - ultimo accento tonico sulla nona sillaba (composto di dieci sillabe nella forma piana)
    es.: San-Lo-ren-z(o,)io-lo-so-per-ché-tàn-to
  • Endecasillabo - ultimo accento tonico sulla decima sillaba (composto di undici sillabe nella forma piana, di dieci sillabe nella forma tronca e di dodici sillabe nella forma sdrucciola)
    es.:  Tan-to -gen-ti-le e- tan-to o-ne-sta -pà-re

Vedi anche La rima

28 giugno 2017

Crabas e la religione

Michela Murgia descrive il pantheon del paese di Crabas (dal romanzo L'incontro).

Il paese viveva di un respiro comune ritmato dal suono delle campane: la chiesa parrocchiale di Santa Maria era il suo polmone, ma più per questioni di organizzazione cittadina che per aneliti di fede. Il primo regolatore della vita civile erano infatti i santi di categoria, celesti protettori sindacali di questo o quel gruppo di lavoratori, le cui celebrazioni erano anche un’occasione per fare il bilancio dell’anno produttivo trascorso.
I pescatori avevano come patrono Santu Pedru, il pescatore di uomini, e i suoi festeggiamenti erano costituiti da una processione, una messa in pompa magna con predicatore a pagamento venuto da fuori, e soprattutto quintali di muggini arrosto cucinati in piazza durante i balli. L’odore del pesce arrostito si sentiva dai paesi vicini e Maurizio lo associava per istinto alle occasioni speciali di Crabas, che per i suoi muggini era famosa fino a Cagliari.
I contadini, che erano appena meno numerosi dei pescatori, erano protetti autorevolmente da Santu Sidoru, un nume spagnolo che pare avesse fatto il contadino e che chiudeva con la sua festa il lavoro della trebbiatura del grano a fine luglio.
I muratori – che erano pochi ma si festeggiavano come se fossero gli unici a lavorare a Crabas – veneravano Santa Lughìa, non tanto perché in vita sua la santa avesse mai fatto il muratore, ma in quanto protettrice degli occhi, senza i quali nessun muro sarebbe mai venuto a piombo.
Oltre al pantheon delle categorie professionali c’erano poi i santi davvero potenti, quelli efficaci per tutti e in tutte le occasioni, confidenzialmente denominati il Santo e la Santa. La Santa era Maria Assunta in cielo in anima e corpo, patrona del paese. Il Santo era Sarbadori, il Salvatore, ovvero Gesù Cristo stesso, onorato con una processione maschile lunga nove chilometri fatta correndo a piedi nudi dal centro di Crabas fino alla chiesa campestre in mezzo agli sterrati del Sinis.
Nei paesi del circondario si guardava con invidia manifesta al fatto che Crabas
avesse così tanti soldi da poter celebrare un santo quasi ogni due mesi, e i crabrarissi dal canto loro amavano ribadire la propria supremazia bombardando il cielo notturno con fuochi artificiali a ogni festa più spettacolari e visibili.
(pp. 12-13) 

Nel passo che segue spiega l'Incontro.

L’Incontro era un avvenimento atipico anche per le complesse abitudini religiose sarde: a differenza delle normali processioni dei santi non c’era solo una statua a girare per il paese con la folla al seguito come orante serpentone, ma due simulacri e due cortei distinti: uno trasportava la statua di Gesú appena risorto che andava simbolicamente in cerca di sua madre, l’altro recava la statua di Maria Santissima in gramaglie che andava incontro al figlio.
(pp. 70-71)

Michela Murgia, L'incontro, Einaudi, 2012