30 novembre 2016

Dante e il suo tempo - schemi

In questa prima immagine le prime Università medievali. La cui fioritura è emblematica del fervore culturale che anima il periodo storico in cui visse Dante.



***

La carta seguente mostra la situazione politica dell'Italia nel XIII-XIV secolo (la divisione dell'Italia meridionale nel Regno di Napoli, agli angioini, e Regno di Sicilia, agli aragonesi, è conseguenza della Pace di Caltabellotta del 1302).





***

In questa immagine troverete la schematizzazione della società della Firenze in cui visse Dante.



Le immagini sono tratte da La Divina commedia, Rizzoli

22 novembre 2016

Milionari con la grammatica

Who Want to be a Millionaire è una applicazione web per la realizzazione di buffi test sulla falsa riga dei quiz televisivi. Messa a disposizione da Super Teacher Tools - http://www.superteachertools.com/ - è facilmente configurabile ed è disponibile online.
Una volta predisposto l'esercizio attraverso un modulo per l'inserimento di domande e risposte, il sistema restituisce un link per giocare online.
Per il gioco lo studente avrà a disposizione un'interfaccia in stile gerryscotti e potrà anche utilizzare i noti aiuti: 50/50, telefonata e pubblico.
Questo è un esempio dedicato ai bimbi della I B... l'argomento è l'articolo (il primo argomento di morfologia di cui abbiamo cominciato ad occuparci). È un giochino, niente di più, ed è per questo che ci piace.



12 novembre 2016

Il vecchio telefono

Bambini reagiscono al telefono di Eleonora Terzi e Valerio Thoeni (Patti chiari, 21.10.2016)

 Alcuni bambini tra i 5 e i 10 anni sono stati invitati ad interagire con un telefono analogico, di quelli coi numeri in cerchio. C'è chi cerca il pulsante di accensione, chi vorrebbe far apparire il display, chi non sa dove cercare la "cornetta"...
tutti convengono che sia molto più complicato degli usuali smartphone

 

8 novembre 2016

Sia... sia... o sia... che...

Le congiunzioni correlative sono quelle congiunzioni che stabiliscono una relazione reciproca tra diverse parti del discorso, creando un rapporto di coordinazione tra due frasi o tra due elementi della stessa frase. Le più comuni sono e... e, o... o, né... né, sia... sia, tanto... quanto, ora… ora, non solo... ma anche.
Anche se oggi la forma sia… che... è un errore estremamente diffuso (e gli errori diffusi diventano norma ed è giusto che sia così), il tipo sia… sia... rimane la forma preferibile, anche perché permette di evitare situazioni, come le seguenti, dove il ripetersi del che risulta imbarazzante:

Sia Rossi che ha provocato che Bianchi che ha reagito hanno sbagliato
Sia che si vada che che non si vada sarà un bel problema


Io - Ermanno Bencivenga

Ermanno Bencivenga (Reggio Calabria 1950) ha lasciato presto l'Italia, trasferendosi prima in Canada per gli studi di dottorato e poi negli Stati Uniti, dove è professore di filosofia all’Università di California (Irvine). Nel 1991 scelte di utilizzare la prosa narrativa per una serie di favole che volevano essere una sorta di prolegomeni alla filosofia e che vennero raccolte nel volume La filosofia in 32 favole (nelle edizioni successive il numero di favole aumenta e il titolo ne tiene conto). Quello che segue è un esempio. 

Io
C’ero una volta io, ma non andava bene. Mi capitava di incontrare gente per strada e di scambiarci due parole, e per un po’ la conversazione era simpatica e calorosa, ma arrivava sempre il momento in cui mi si chiedeva «Chi sei?» e io rispondevo «Sono io», e non andava bene. Era vero, perché io sono io, è la cosa che sono di più, e se devo dire chi sono non riesco a pensare a niente di meglio. Eppure non andava bene lo stesso: l’altro faceva uno sguardo imbarazzato e si allontanava il più presto possibile. Oppure chiamavo qualcuno al telefono e gli dicevo «Sono io», ed era vero, e non c’era un modo migliore, più completo, più giusto di dirgli chi ero, ma l’altro imprecava o si metteva a ridere e poi riagganciava.
Così mi sono dovuto adattare. Prima di tutto mi sono dato un nome, e se adesso mi si chiede chi sono rispondo: «Giovanni Spadoni». Non è un granché, come risposta: se mi si chiedesse chi è Giovanni Spadoni probabilmente direi che sono io. Ma, chissà perché dire che sono Giovanni Spadoni funziona meglio. Funziona tanto bene che nessuno mai mi chiede chi è Giovanni Spadoni: si comportano tutti come se lo sapessero.
Invece di chiedermi chi è Giovanni Spadoni gli altri mi chiedono dove e quando sono nato, dove abito, chi erano mio padre e mia madre. Io gli rispondo e loro sono contenti. E forse sono contenti perché credono che io sia quello che è nato nel posto tale e abita nel posto talaltro, e che è figlio di Tizio e di Caia e padre di questo e di quello. Il che non è vero, ovviamente: non c’è niente di speciale nel posto tale o talaltro, o in Tizio e Caia. Se fossi nato altrove, in un’altra famiglia, sarei ancora lo stesso, sarei sempre io: è questa la cosa che sono di più, la cosa più vera e più giusta che sono. Ma questa cosa non interessa a nessuno: gli interessa dell’altro, e quando lo sanno sono contenti.
Una volta c’ero io, e non andava bene. Adesso c’è Giovanni Spadoni, che è nato a X e vive a Y e così via. E io non sono niente di tutto questo, ma le cose vanno benissimo.

(tratto da La filosofia in 42 favole di Ermanno Bencivenga)

6 novembre 2016

Charles Bukowski - the tragedy of the leaves




The Tragedy of the Leaves 

I awakened to dryness and the ferns were dead,
the potted plants yellow as corn;
my woman was gone
and the empty bottles like bled corpses
surrounded me with their uselessness;
the sun was still good, though,
and my landlady’s note cracked in fine and
undemanding yellowness; what was needed now
was a good comedian, ancient style, a jester
with jokes upon absurd pain; pain is absurd
because it exists, nothing more;
I shaved carefully with an old razor
the man who had once been young and
said to have genius; but
that’s the tragedy of the leaves,
the dead ferns, the dead plants;
and I walked into a dark hall
where the landlady stood
execrating and final,
sending me to hell,
waving her fat, sweaty arms
and screaming
screaming for rent
because the world has failed us
both.


La tragedia delle foglie

Mi destai alla siccità e le felci erano morte,
le piante in vaso gialle come grano;
la mia donna era sparita
e i cadaveri dissanguati delle bottiglie vuote
mi cingevano con la loro inutilità;
c'era ancora un bel sole, però,
e il biglietto della padrona ardeva d'un giallo caldo
e senza pretese; ora quello che ci voleva
era un buon attore, all'antica, un burlone capace di scherzare
sull'assurdità del dolore; il dolore è assurdo
perché esiste, solo per questo;
sbarbai accuratamente con un vecchio rasoio
l'uomo che un tempo era stato giovane e,
così dicevano, geniale; ma
questa è la tragedia delle foglie,
le felci morte, le piante morte;
ed entrai in una sala buia
dove stava la padrona di casa
insultante e ultimativa,
mandandomi all'inferno,
mulinando i braccioni sudati
e strillando
strillando che voleva i soldi dell'affitto
perché il mondo ci aveva tradito
tutt'e due.